Domodossola

Cenni storici

Piazza Mercato

Palazzo Silva

Stazione

Palazzo di Città

Mura e torretta

Collegiata Chiesa S. Quirico

Il toponimo della città ha subito numerose variazioni nel corso della sua storia.

Domodossola - Piazza Fontana

 

Anticamente Tolomeo, si riferiva ad essa con il termine “Oscela Lepontiorum” e nel Medioevo trova le forme più appropriate di “Osila”, “Aunsula”, “Ausula”, “Oxula” sino a “Domi de Oxula”, da cui deriva l’odierna denominazione Domodossola.

Vari storici fanno, però, risalire il nome di Domodossola da Domus o chiesa, originato dalle lettere D.O.M. (“Deo Optimo Maximo”) che si ponevano sulle basiliche cristiane primitive.

 

 

 

Cenni Storici

La storia di Domodossola ha inizio in epoca romana, quando divenne provincia dell’Ossola Superiore, chiamata Oscela Lepontiorum, poiché ivi risiedeva il procuratore dell’imperatore Augusto “pro tempore” e a causa di un insediamento militare. La lingua della provincia in origine era Celtica, ma proprio per l’influenza romana subì una trasformazione divenendo sempre più simile alla lingua latina; questo fenomeno favorì l’apprendimento di nuove usanze e, soprattutto, causò svariati cambiamenti nell’ambito religioso.

In seguito al declino dell’impero, subì diverse invasioni da parte delle popolazioni Unne, Gote e Longobarde. A questi succedettero i Franchi di Carlo Magno, chiamati per arrestare la discesa longobarda in Italia. Estintosi, però, il regno Carolingio, con la morte di Carlo il Grosso nel 888, vi furono diversi pretendenti al trono, i quali volevano creare un regno italico indipendente dalla Francia; questi ultimi furono ostacolati dal re di Germania Ottone I, che scese in Italia facendosi incoronare imperatore dei romani.

Nel XIV secolo saliva al vescovato di Novara Uguccione dei Borromei, il quale, sotto espressa richiesta della popolazione domese, fece erigere, a scopo difensivo, le mura attorno alla città di Domodossola.

Nonostante il successivo rifiuto del conte-vescovo alla continuazione dei lavori e la successiva rappresaglia da parte dei borghigiani la costruzione fu portata a termine.

Con la fine dell’episcopato di Uguccione si aprì un periodo di consultazione di signorie e comuni. Succedette al vescovato Giovanni Visconti e in seguito Guglielmo Amitano.

Durante la dittatura di Galeazzo Visconti, Domodossola divenne centro della fazione guelfa partigiana del papa, e nemica della ghibellina Vigogna, la quale era favorita dal duca di Milano. Nel periodo che seguì la morte di Galeazzo Visconti, mentre il vescovo di Novara tentava di riportare l’ordine, gli svizzeri trovarono l’occasione per invadere l’Ossola: nacque così la “Lega Svizzera di XII cantoni”. Ciò portò alla nascita di trattative segrete, volte a restaurare il dominio dei Visconti a Domodossola; impresa andò a buon fine, ma portò ad una nuova invasione svizzera, la quale non riuscì. Fu allora che gli Ossolani si affidarono al conte Savoia Amedeo VIII. Per la terza volta però, Domodossola e l’Ossola superiore dovettero riconoscere la supremazia degli  svizzeri, che portarono a termine una nuova invasione.

Dopo due secoli di dominazione spagnola, dal 1713 al 1743, cioè dal trattato di Utrecht a quello di Worms, Domodossola rimase sotto la dominazione austriaca; durante l’appartenenza alla repubblica Cisalpina ( 1797) la città cominciò a crescere economicamente grazie all’apertura della nuova strada napoleonica del Sempione. L’evolversi della situazione politica ed economica del XIX e XX secolo portò ad un ulteriore sviluppo commerciale tramite l’ampliamento e la creazione di nuove linee ferroviarie.

Nel settembre – ottobre 1944, Domodossola, durante l’azione di resistenza partigiana in Ossola, sperimentò una forma di autogoverno, divenendo sede della breve Repubblica dell’Ossola.

 

TORNA SU

Piazza Mercato e Via Briona

In passato “contrada Briona”, la via Briona si vuole considerare la più antica strada del borgo e prende il nome da Opizzone da Briona.

In principio della via è una torre, ora adibita ad abitazione, che introduce alla piazza con il palazzo vescovile.

Domodossola - Piazza Mercato

La piazza, di impronta medievale, è caratteristica per i suoi portici quattrocenteschi sovrastati da balconate con loggette.

Si può notare che i capitelli delle colonne che sostengono archi romanici sono raffinatamente scolpiti con gli stemmi nobiliari delle famiglie più illustri dell’Ossola.

E’ attraversata inoltre, in direzione Ovest-Est, dalla Roggia dei Borghesi, canale derivante dal torrente Bogna, in passato indispensabile per le irrigazioni e per il funzionamento dei diversi mulini.

Sulla facciata del Palazzo dei De Rodis si legge una importante lapide posta nel 1891, per volere dell’avvocato Trabucchi, che cita il decreto di Berengario I per la costituzione di un mercato nella piazza:

BERENGARIO I

CON DIPLOMA DEL XIX NOVEMBRE DCCCCXVII

ACCORDAVA IL DIRITTO DI TENERE IN QUESTO COMUNE

NEL SABATO D’OGNI SETTIMANA

IL MERCATO

____

POSTO A RICORDANZA – MDCCCLXXXXI

 

Testi documentano che in quel periodo il mercato si teneva il giorno di festa, nel quale i valligiani scendevano a Domodossola per assistere alla Messa nella Chiesa Madre.

Fu così l’inizio dell’intraprendenza economica del Comune di Domodossola, che si avviò a divenire il centro commerciale delle sei valli ossolane e, tutt’oggi, da più di mille anni, si svolge il mercato ogni sabato mattina.

TORNA SU

Palazzo Silva

Il Palazzo Silva, posto nel cuore della zona medievale di Domodossola, è considerato una delle più belle costruzioni rinascimentali dell’arco alpino.

Fu realizzato attorno al 1519 da Paolo I Silva, illustre condottiero ossolano, discendente dei Clermont di Provenza.

Nel 1610 il pronipote Guglielmo Della Silva fece abbattere una casa quattrocentesca vicina e la aggiungeva alla prima parte della costruzione.

L’edificio è quadrangolare, appare saldo ma non pesante anche se è evidente lo stile di due epoche differenti.

Domodossola - Palazza Silva

Le decorazione delle finestre, le porte, i camini, le colonnette e gli stemmi sono in marmo bianco di Crevoladossola, sede del castello dei Silva: sulle porte e sulle finestre è ripetuto più volte il motto della famiglia “HUMILITAS ALTA PETIT”.

La scala a chiocciola è veramente notevole ed ingegnosa: sale dai sotterranei al tetto e ad ogni piano vi sono due porte, il cui perno è formato dalla parte più piccola dello scalino, col quale forma un solo pezzo. All’ultimo piano si apre una loggetta con cinque archi: si ottiene una conformazione caratteristicamente medievale.

Si pensò, erroneamente, che il disegno del Palazzo fosse stato opera del Bramante, che fu sì ospite per un certo periodo dei Signori nel loro castello, ma morì cinque anni prima dell’inizio dei lavori di costruzione.

Estintosi il ramo dei Silva il palazzo andò in rovina e solo con l’intervento nel 1873 della fondazione Galletti e dello studioso Giacomo Pollini vi fu un parziale recupero del sito. Il restauro fu curato da Vittorio Avendo che donò il suo contributo gratuitamente.

Nel 1996 il Comune di Domodossola ha dato avvio ai lavori di recupero e oggi il palazzo ha assunto l’assetto di museo nazionale.

Al piano terreno si trovano la “Sala d’Armi”, contenete numerose panoplie con pugnali, spade, alabarde, un’armatura secentesca e bandiere con agli estremi gli stemmi delle famiglie nobili ossolane, e la “Saletta di Guardia”, che raccoglie armi da fuoco, copricapi militari ed alcuni ritratti.

Nella cucina si trovano sedie e credenze sempre secentesche, arricchite da una vasta collezione di utensili di peltro e da quadri che ornano le pareti.

Prima della scala che porta al piano superiore si trova l’esposizione delle armi della Prima Guerra Mondiale ed una rara armatura giapponese da parata del XIX secolo.

Al primo piano la “Sala d’Onore” reca armadi settecenteschi contenenti magnifiche raccolte di vetri di Murano, ceramiche di Venezia e savonesi e vasi pseudopompeiani.

Infine la “Camera da Letto”, che ospita un incantevole letto vigezzino del XVII secolo, accompagnato da un comodino ovatoe due inginocchiatoi intarsiati a mano.

TORNA SU

Stazione Internazionale

Nel 1877 il Municipio di Domodossola nominò un Comitato promotore per la costruzione di una ferrovia che connettesse l’Ossola alle ferrovie della Mediterranea e fu proposta la creazione della linea del Sempione, per la quale fu incaricato un altro Comitato: questa elesse una Giunta esecutiva composta da tutti i membri di Domodossola.

Domodossola - Stazione Internazionale

Il traforo del Sempione fu, dopo numerose discussioni, compiuto ed inaugurato nei primi anni del XX secolo; a questa impresa si aggiunsero via via nuove linee che congiungevano Domodossola ad altre località di rilievo.

Il tutto portò alla città fama ed importanza: la stazione è infatti oggi e più di allora un importante punto di raccordo fra le ferrovie italiane e svizzere.

TORNA SU

Palazzo di Città

Anteriormente al periodo napoleonico venne demolito il Comune di Domodossola e si perse così una sede ufficiale degli uffici comunali.

Nella prima metà del XIX secolo però si trovano già documenti che testimoniano il desiderio di una nuova costruzione.

Domodossola - Palazzo di Città

Nel 1847 fu approvato il disegno dell’architetto Leoni di Torino: egli proponeva la congiunzione delle antiche piazze S.Rocco e della Fiera e la costruzione di un edificio di due piani.

Inizialmente il piano terreno fu occupato da uffici, il primo piano dal Tribunale di prefettura e uffici comunali (l’aula pubblica per le leve ed i congressi, la sala consolare, archivi ed altre stanze di servizio) e l’ultimo piano venne interamente utilizzato per l’intendenza e per gli impiegati.

TORNA SU

Le mura e la torretta di Domodossola

Come si è già accennato nella storia di Domodossola, le mura di cinzione della città sorsero attorno al 1306.

Allora sorgevano al suo interno quattro torri quadrangolari, delle quali oggi ne rimane solo una, ma in ottimo stato di conservazione.

Da antichi disegni risulta che la cerchia muraria doveva possedere tre torri volte alla valle del Toce ed al Calvario e riportavano come tutto il complesso merli di tipo guelfo, ossia rettangolari.

La linea opposta delle mura aveva un’unica torre, non molto alta, detta “del Rigoni”, il suo antico proprietario.

Domodossola - Torretta

Il lato prospiciente il Toce, Trontano e Masera possedeva una torre detta “della Polvere” ed al suo fianco una fortificazione unita alle mura, anch’essa munita di merlatura.

Infine, sul lato opposto, verso Mocogna e Caddo, la “torre di portello”, simile a quella “del Rigone”.

Vi era una alto ed imponente campanile detto “dei frati”, oggi però scomparso, e l’attuale campanile più basso e robusto della collegiata, rimasto intatto, riportante archetti del XV secolo.

TORNA SU

Chiesa di San Gervaso e Protasio

La chiesa, dedicata ai due martiri milanesi protettori della città, risale al periodo dell’organizzazione comunale nell’Ossola Superiore.

In questo periodo è constatato che l’edificio servisse anche da ritrovo per le riunioni del popolo e dei rappresentanti nelle deliberazioni comunali.

Fu chiamata “Collegiata” dal collegio di canonici che vi era addetto e fu considerata Chiesa Madre, da cui dipendevano Vagna, Cisore, Caddo, Monteossolano, S.Lorenzo di Bognanco e Montecrestese.

Si segnalano però anche Crevoladossola, S.Bartolomeo di Villadossola, Viganella, Schierano, Antronapiana, S.Ambrogio a Seppiana, Oira, Varzo, Pregia, Trasquera e Gondo. La lista però prosegue oltre.

Domodossola - Colleggiata dei SS. Gervasio e Protasio

Sorgeva di fianco al castello, con l’altare volto a levante come le antiche chiese, dunque al centro del borgo. Con l’edificazione di Palazzo Mellerio furono ritrovate antiche colonne romane, facendo supporre allora che la collegiata fosse stata eretta sulle rovine di un tempio pagano.

Nel XV secolo, per volere di Filippo Maria Visconti, Duca di Milano, fu fatta demolire per l’ampliamento del castello.

Si sostiene però che fu non il Visconti, ma bensì Ludovico il Moro a volere la demolizione, e per tal motivo fu scomunicato dal papa che si assunse il dovere di far ricostruire la chiesa.

Nel 1453 si documenta già la comparsa della nuova chiesa.

L’antica possedeva due leoni in stile arcaico, tipicamente romanici, che sostenevano le colonne: uno dei due è conservato nel Museo Galletti.

Due dei suoi capitelli arcaici sono stati estratti alla distruzione della chiesa e murati ai lati della porta della attuale costruzione: questi raffigurano dei mascheroni rozzi con foglie d’acanto.

Il “nuovo” Duomo presenza tre navate, la cui centrale termina sotto due pulpiti in legno addossati a maestose colonne in marmo. Tra l’entrata e l’abside vi sono dieci colonne raffiguranti la salita al Monte Calvario su miniature in legno. Vi sono numerosi altari minori, undici affreschi sulle volte del soffitto e sulle pareti laterali. Infine, sopra l’entrata, il magnifico organo.

TORNA SU

Chiesa di San Quirico

E’ probabilmente la prima chiesa cristiana di Domodossola. Situata ai piedi del colle Mattarella, nonostante i vari ritocchi e modificazioni subiti nel corso dei secoli, mostra ancora nel suo insieme i caratteri peculiari delle prime chiese di epoca costantiniana. L’andamento esterno ricorda però l’epoca longobarda.

Conserva sul fianco destro e nell’abside semicircolare la caratteristica cornice romana ad archetti pensili, le lesene ed alcune finestre a tutto sesto con caratteri antichi. Il soffitto, piano in legno, è rimasto integro. Su tre lati è circondata da un sagrato ad uso di antico cimitero. Riporta sul campanile, probabilmente anch’esso ritoccato, una campana del 1605.

Domodossola - Chiesa di San Quirico

È ad una sola navata e conserva all’interno, integri bellissimi affreschi risalenti approssimativamente ai secoli VII e XIV.

Sulla parete sinistra è un dipinto del “Padre Eterno” del 1300; caratteristici “S. Michele” che pesa due anime mentre il diavolo getta il forcone sulla bilancia, una “Cena”, di prospettiva semplice ed intuitiva probabilmente del 1300 anch’essa. Nel catino dell’abside, sotto “S. Giulio” che caccia i serpenti, è semicancellato un “Cristo” fra i simboli degli Apostoli, datante allo stesso periodo della “Cena”; infine, nell’altare maggiore, ottimamente conservati gli affreschi di “S. Quirico, Julita mater eius, S. Giacomo e S. Tommaso” e altri apostoli in costumi quattrocenteschi attorno al Cristo in gloria.

 

TORNA SU